L’italiano, la lingua della musica

italiano-lingua-musica-510L’italiano, si dice, è la lingua della musica. Ma è lecito domandarsi cosa la renda così adatta alla poesia e al canto. Nel 1525, nelle Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua, Pietro Bembo ritiene che “due parti sono quelle che fanno bella ogni scrittura, la gravità e la piacevolezza; e le cose poi che empiono e compiono queste due parti, son tre: il suono, il numero, la variazione”.

Le parole sdrucciole o tronche potrebbero salvarci dalla ripetizione ritmica. Le prime sono particolarmente leggere, le seconde sono gravi e forti. Come insegna Bembo, sdrucciole e tronche vanno usate con parsimonia: “Che sí come le medicine, quantunque elle veneno siano, pure, a tempo e con misura date, giovano, dove, altramente prese, nuocono e spesso uccidono altrui”.

Quindi la variazione così importante per la gravità e la piacevolezza deve necessariamente provenire dalle parole piane, e trovarsi nella diversità del ritmo, del tipo puntato o lungo/corto. Sul rapporto tra l’accentuazione e la lunghezza delle sillabe invece ritiene che “nel nostro volgare in ciascuna voce è lunga sempre quella sillaba, a cui essi (gli accenti) stanno sopra, e brievi tutte quelle, alle quali essi precedono”. […]

(from MicroMega, Andrea de Carlo, 09-09-2014)

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