Il ‘linguaggio silenzioso’. Introduzione alla prossemica

Francesca Pregnolato, antropologo culturale, attualmente insegna Antropologia culturale al corso di laurea in Scienze infermieristiche di Ivrea. In questo articolo, ci parla della prossemica e delle sue caratteristiche.

imagesProssemica deriva da proximity, neologismo che definisce una disciplina fondata dall’antropologo culturale americano Edward T. Hall nei primi anni Sessanta, che studia l’uso dello spazio dal livello micro del rapporto interpersonale a quello macro del rapporto con l’ambiente. Con sguardo antropologico, studia il linguaggio silenzioso dello spazio.

Antropologia di casa nostra 

Chi ci ha insegnato le distanze giuste, insieme al modo di usare le posate? Nessuno probabilmente, ma una regola deve pur sussistere se si reagisce quando vengono violate. E. T. Hall, interrogandosi sui perché di stereotipi comportamentali che normalmente vengono dati per scontati, si fa pioniere di nuova conoscenza. Cercando come farne oggetto di ricerca, disegna il basic di nuove metodologie. Cercando il dove si stabilisce la differenza, tesse l’ordito di un’antropologia che studia l’esotismo del vicino, ossia l’antropologia di casa nostra, non quella dei Tropici e della lontananza. Facile riconoscere la differenza laddove il salto è grande, ma quando il salto è piccolo? Come si affronta la differenza at home? Al grado zero della scrittura antropologica, grazie ad un paradigma che intende declinare il dialogo tra le culture umane e costruirne il lessico elementare.

Il “salto epistemologico”

Il procedimento di lavoro di questa specializzazione dell’Antropologia culturale si basa su quello che in gergo scientifico viene chiamato “salto epistemologico”, ossia il legittimo trasferimento di modelli, concetti e metodi dal dominio di un sapere consolidato – in questo caso le scienze naturali – a un sapere fondato su altri presupposti. Legittimo se l’obiettivo è ampliare il range della conoscenza, no se si interpretano i risultati che ne discendono in base ai postulati di un’altra scienza, perché questo significa fare riduzionismo teorico e scientifico di memoria funesta, appiattendo la specie umana ai babbuini. Cosa non tanto grave per se stessa – Adamo ha già dato una bella botta all’orgoglio di specie – quanto per gli indebiti trasferimenti che ciclicamente ideologia e politica fanno grazie alla scienza, facendosi interpreti del pensiero unico. Meno grave se si considera la questione da un punto di vista un poco più flessibile, tipo pensare che la specie sapiens dai babbuini abbia proprio tanto da imparare!

Concetti ponte

Il salto della Prossemica – sul confine tra il versante culturale e quello fisico dell’antropologia – è reso possibile dall’utilizzo di concetti ponte derivati dallo studio delle società animali, consolidati e sostenuti da una ricerca empirica che non consente però di misurare “esattamente” tutti i parametri d’uso dello spazio e i modi di elaborarne i contenuti, poiché il livello soggettivo è misurabile solo indirettamente. Tali concetti sono i seguenti:

Spazio Personale. «Processo comportamentale di aggiustamento degli elementi spaziali di una relazione che interessa almeno due soggetti, attivato in modo più o meno consapevole mediante variazioni di prossimità, orientamento fisico, strategie posturali, cinesiche, verbali e non verbali, convenzionali e non convenzionali». Tale processo si esprime in quattro classi di distanza:

  •  Intima, la distanza del conforto, della lotta, della protezione (da zero a 45 cm.)
  •  Personale, la distanza della sfera protettiva del sé o zona cuscinetto (da 45 cm. a 75 cm., sino a 120 cm.)
  • Sociale, il limite di dominio in cui si esprime il rapporto con lo spazio (da 1,20 m. sino a3,60 m.)
  •  Pubblica, tipica delle situazioni protocollari e ufficiali (dai 3,60 m. ai 7,5 m.) – , che non vanno però assunte in senso rigidamente metrico, bensì come intervalli indicativi della direzionalità di processi influenzati da molteplici fattori.

Territorialismo.«Processo comportamentale di uso esclusivo e di delimitazione dei confini di uno spazio fisico ottenuto mediante personalizzazione di luoghi e oggetti, comportamenti di difesa attiva, segnalazione del possesso, segnalazione del controllo o marcatura».Il territorialismo si esprime tanto negli ambienti privati, dalla stanza allo spazio domestico, quanto negli ambienti di lavoro e nei luoghi pubblici. È un processo relazionale fondamentale nelle interazioni di gruppo, attraverso il quale si rafforzano i processi gerarchici e identitari.

Privacy. «Processo di selezione-controllo degli stimoli provenienti dall’interazione sociale e dall’ambiente, attivato mediante schemi motori e posturali, comportamenti verbali e non verbali, uso di strutture fisse e semi-fisse dell’ambiente naturale e costruito». L’organizzazione dei diversi livelli di privacy è da mettere in relazione al contesto, al sistema di attività e al contenuto dello stesso. Non vi è sufficiente ricerca per definirne livelli standard, ma vi è ricerca su di una tipologia sufficientemente ampia di casi concreti in ambienti quali biblioteche, trasporti e spazi di lavoro.

Metodi, nozioni guida e postulati della disciplina

La prossemica si muove su un terreno scivoloso dove si esprime un livello minimo di consapevolezza, ma permeato di quel tipo di regole culturali implicite che, proprio perché si danno per scontate, alimentano molti tipi di pregiudizi. Per affrontare il quale ha scelto una metodologia a matrice che integra osservazione empirica, metodi etologici, uso d’interviste o questionari, simulazioni, il tutto filtrato dall’osservazione partecipante, ovvero dalla presenza dell’osservatore nel suo campo d’indagine.

I livelli di studio di questa disciplina sono i seguenti:

a) Infracultura. Riguarda i comportamenti radicati nel passato biologico della specie e interessa la territorialità, il controllo del popolamento, la tendenza a occupare, difendere e circoscrivere uno spazio critico che garantisca sicurezza e sopravvivenza.

b) Precultura. Interessa la base fisiologica comune a tutti gli esseri umani nelle sue variazioni culturali, tali per cui persone educate in ambiti diversi vivono in mondi percettivi diversi. (es. comportamenti di contatto e di non contatto, rimozione/valorizzazione dell’olfatto).

c) Microcultura. Interessa i modi in cui ogni gruppo e cultura strutturano lo spazio e attribuiscono valore simbolico alle sue configurazioni. Questo livello investe l’organizzazione degli ambienti privati, pubblici e di lavoro, i processi relazionali e comunicativi (es. aspetti sociopeti sociofughidell’organizzazione degli arredi, ruolo delle nozioni di centro e angolo in relazione alle attività).

Infine, in merito ai postulati che guidano la sua indagine, per la prossemica:

1)      la specie umana, come tutte le altre specie, è soggetta all’interazione organismo/biotopo;

2)      gli uomini abitano mondi sensoriali culturalmente differenziati;

3)      l’analogia con le società animali non deve presupporre uguali spiegazioni comportamentali;

4)      la diversità tra culture non esclude l’unitarietà di alcuni comportamenti nello spazio;

5)      lo scarto è perno dell’interpretazione e traccia di un cammino alternativo. Sulla base di queste premesse, la prossemica promuove l’ascolto e il dialogo tra le culture, proponendosi come scienza del presente di attualità urgentissima.

La cultura della sicurezza

Prossemica deriva da proximity, neologismo che definisce una disciplina fondata dall’antropologo culturale americano Edward T. Hall nei primi anni Sessanta, che studia l’uso dello spazio dal livello micro del rapporto interpersonale a quello macro del rapporto con l’ambiente. Con sguardo antropologico, studia il linguaggio silenzioso dello spazio.

Prossemica ed ergonomia interagiscono in modo complementare. Più interessata la prima ai processi relazionali e simbolici, la seconda alla definizione degli standard da riversare nella normativa, esse si sviluppano su percorsi simbiotici e interattivi. Entrambe hanno avuto un ruolo fondamentale nell’affermazione di una cultura della sicurezza e sono oggi pietre angolari dell’impianto solidaristico dell’antropologia contemporanea.


Bibliografia
E.T. Hall, La dimensione nascosta, Bompiani, Milano, 1968.
F. Pregnolato Rotta Loria, Antropologia e prossemica, Campanotto Edizioni, Udine, 1997.
F. Pregnolato Rotta Loria, Spazio e comportamento, Levrotto&Bella, Torino, 1983.
F. Pregnolato Rotta Loria et al., Valutare il costruito, Alinea Edizioni, Firenze, 1997.
F. Pregnolato Rotta Loria, Gli Spazi del lavoro intelligente. Una ricerca di prossemica in un villaggio elettronico, Alinea Edizioni, Firenze, 1997.
F. Pregnolato Rotta Loria, Call Center Infostrada, Alinea Edizioni, Firenze, 2001.
F. F. Pregnolato, Quello che tutti devono sapere sulla prossemica, Costa&Nolan, Milano (in corso di stampa), 2011.

*Francesca Pregnolato, antropologo culturale, PhD in Antropologia fisica (1986), ha condotto numerose ricerche sugli spazi di lavoro in aziende del gruppo Olivetti (1984/2000) e negli ambienti ICT, specializzandosi in Prossemica ed Ergonomia. Ergonomo professionista certificato (EurErg), già docente di Prossemica e innovazione tecnologica all’Università di Torino (2002/2009), attualmente insegna Antropologia culturale al corso di laurea in Scienze infermieristiche di Ivrea.

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