Cenni sulla poesia dialettale in Calabria tra ‘800 e ‘900

I poeti Mastro Bruno e Antonio Martino

I poeti Mastro Bruno e Antonio Martino

La poesia dialettale calabrese del periodo si inquadra nel rinnovato interesse per gli studi etimologici e sul folklore della regione di fine Ottocento. Tuttavia, questa poesia restò sempre un po’ in disparte e privilegiò sempre un linguaggio mimetico.

La poesia popolare calabrese tra ‘800 e ‘900 veniva usata principalmente come strumento di protesta civile o per esprimere una satira a volte feroce.

Numerosi sono gli autori in dialetto che ricordiamo, da Rosario Borgia a Luigi  Ferroni, Francesco Nolli, Paolo Scaglione, Nicola Vitari, Vincenzo Filippelli, Girolamo Arcovito, Gian Lorenzo Cardone e molti altri1.
Una delle figure più interessanti fu quella di Bruno Alfonso Pelaggi, il cosiddetto Mastru Brunu2 di Serra San Bruno, singolare figura di poeta-scalpellino che con la sua poesia esprimeva una dura protesta per le condizioni di vita del popolo. I suoi versi erano diffusi clandestinamente ed erano caratterizzati da espressioni molto spinte e a volte oscene, che esprimevano la rabbia verso la miseria, le condizioni di lavoro e il potere delle classi agiate:
gridàmu pi’ la fami,
miseria e povirtà
diciendu: “Maistà, pani e lavuru!”
oppure:
Tandu non capiscía,
però (mancu li cani)
cu ch’isti atri suvrani
si dijuna

Tuttavia, l’800 calabrese produsse anche altre esperienze letterarie sul versante poetico dialettale. Un esempio di modello poetico alternativo è quello espresso da Antonio Martino (Galatro, 1818-1884), che espresse in tal modo il suo impegno politico. La sua protesta era maggiomente diretta contro le conseguenze dell’unificazione dell’Italia ad opera di Cavour:

Prefetti, cummessari e magistrati [… ]
cummessi e cancilleri di preturi
prúbbica sicurezza e abbocati
e speciarmenti li ricivituri […].
A l’esatturi, poi, lupi affamati,
uh, lampu mu li mina e mu li gogghi […]
L’agenti di li tassi su’ na piaga
cancarenusa supa a lu vidhicu.
Di Martino, ricordiamo la Preghiera del calabrese al Padre eterno contro i piemontesi (1874) ePaternoster dei liberali calabresi (1886)3:
Calaru di Piemunti allindicati,
na razza chi mangiava dhà pulenti
e di Netali e Pasca dui patati […].
nchi vittari a nui, manzi ed arricchiuti
apriru nasca e isaru li cudini,
e cui ndi chiamau “locchi” e cui “nimali”,
e ndi ncignaru a fari servizziali.

Bibliografia
La bibliografia sulla letteratura calabrese è molto vasta. Cfr. ad es.: G. Falcone, Poeti e rimatori calabri, Napoli, Pesole, 1902; G. Greco, Poeti dialettali calabresi, Catanzaro, Mauro, 1931; R. de BellaLa poesia dialettalein Calabria, Firenze, Editrice Universitaria, 1959; M. Spanò, Letteratura dialettalecalabrese, Reggio C., Sgroi, 1973; C. Chiodo, Poeti calabresi tra Otto e Novecento, Roma, Bulzoni, 1992; Piromalli, La letteratura calabrese, cit.; Distilo, La poesia di A. Martino e B. Pelaggi, in “Calabria letteraria”, 1968, 5-7.
2 Prima edizione delle poesie di Mastru Brunu a cura di Angelo Pelaia, Le poesie di Mastru Brunu, Catanzaro, Tip. Fata, 1965.
3 Cfr. ad es.: A. Martino, Poesie politiche, Introduzione di R. Distilo, testo e note a cura di S. Carrera, Roma, Officina Meridionale, 1975; Piromalli, La letteratura calabrese, cit.; Distilo, La poesia di A. Martino e B. Pelaggi, cit.

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