Sindaca, assessora, chirurga, ingegnera: la lingua italiana cambia verso

Da sin. Sandro Bennucci, Cristina Giachi, Elisabetta Benucci, Massimo Rosati, Giovanni Caselli

Da sin. Sandro Bennucci, Cristina Giachi, Elisabetta Benucci, Massimo Rosati, Giovanni Caselli

«All’inizio non ci facevo troppo caso. Per me era indifferente essere chiamata vice-sindaca o vice-sindaco. Poi mi sono resa conto che era più giusto usare il femminile. L’italiano non è una lingua neutra e il ruolo della donna deve avere la sua giusta collocazione». Parole di Cristina Giachi, numero due del sindaco di Firenze Dario Nardella a Palazzo Vecchio, nel corso del convegno «Dolce Stil Novo 3.0», sulle più recenti trasformazioni della lingua italiana, aperto dai rappresentanti dei due enti organizzatori: Giorgio Burdese per il Comitato fiorentino dell’Aics e Antonia Ida Fontana, presidente del comitato di Firenze della Società Dante Alighieri.

Qualcuno, prima dell’inizio dei lavori, le aveva fatto notare che in diplomazia viene sempre mantenuto il termine «ambasciatore» sia per l’uomo che per la donna. «È vero – ribatte Giachi – ma quello è un fatto culturale non lessicale. E poi ambasciatrice è sempre stata chiamata la moglie dell’ambasciatore. Probabilmente si va avanti così anche per non creare errori». L’interlocutore vorrebbe anche replicare che nello stesso sito web del Comune di Firenze, accanto al nome Cristina Giachi c’è ancora l’indicazione «vice sindaco e assessore». Stessa cosa per le altre quattro donne della giunta Nardella, ciascuna delle quali è identificata come «assessore» Ma i tempi stringono e l’attesa conferenza deve cominciare. […]

(From FirenzePost, Sandro Addario, 17.10.2014)

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