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Facebook e oltre: scrivi come se ti stesse leggendo tua madre

Questo articolo compare sul sito della Treccani ed è scritto da Vera Gheno, traduttrice letteraria dall'ungherese.

gheno_facebook.jpg_1218544763.jpgLa definizione rete sociale o social network ricorre da tempo in vari campi di studio, tra i quali sociologia e antropologia, per indicare un gruppo di persone connesse tramite legami familiari, amicali o di conoscenza. Su Internet per social network(ing) (SN)si intende la frequentazione di siti che permettono di creare dei profili (semi-)pubblici, creando una rete di rapporti con altri utenti, con i quali poi interagire. Tra i molti servizi, il più popolare è attualmente Facebook (FB), creato nel 2004 da Mark Zuckerberg (cfr. Hoge 2009), che nel marzo 2010 ha addirittura superato per accessi Google stesso.

Trovare e farsi trovare

Su FB ogni utente costruisce una pagina-profilo che contiene una serie di informazioni personali, creando un collegamento a quelle di altre persone che conosce o che vuole conoscere, ovviamente se l’invitato è disposto ad accettare l’invito. Rispetto all’usanza del web di impiegare dei nickname (soprannomi, cfr. ad es. Bechar-Israeli 1995), su FB tendenzialmente si usa (o è previsto che si usi) il proprio nome e cognome: l’intento principale è di trovare e farsi trovare, quindi l’adozione di uno pseudonimo è dettata dalla precisa volontà di rendersi meno reperibili. Tra i vari elementi che le pagine contengono, la funzione forse più interessante di FB è la possibilità di inserire in un riquadro un commento, un pensiero o quant’altro rifletta l’occupazione o lo stato d’animo del momento: è lo status update o aggiornamento di stato. Gli update e le modifiche proprie e degli amici vengono visualizzate sul wall, in italiano bacheca, situato nella parte centrale della pagina di ogni utente, sotto forma di newsfeed o flusso di notizie.

Il giro delle news

Assieme a FB sono entrati in auge servizi di microblogging come Twitter, Friendfeed – quest’ultimo è un aggregatore di informazioni all’interno dei vari SN e solo secondariamente uno strumento di microblogging, in veloce crescita – e il più recente Google Buzz; tali servizi mirano tutti alla condivisione delle idee, dei pensieri e degli interessi degli utenti, tanto che molti li considerano una specie di FB spogliato di tutte le funzioni superflue, quando non un fenomeno del tutto diverso dai SN. Oltre che per svago, questi mezzi vengono impiegati sempre di più in alternativa ai canali ufficiali, vista la possibilità che offrono di far girare velocemente informazioni; allo stesso tempo, molti siti web si dotano di strumenti che permettono la condivisione automatica di elementi sui vari SN.

Professione: (dover) essere online

L’utente avanzato dei social media usa questi strumenti anche per la sua vita professionale: ha quindi necessità di tenere sotto controllo tutta la sua rete. All’occorrenza aggregherà i vari servizi in modo che un aggiornamento su FB compaia anche su FF e Twitter, aggiungendo poi altri strumenti: può, ad esempio, connettere a FF il suo blog, condividere articoli tramite Google Reader, bookmark (segnalibri) con Delicious, fotografie con Flickr, i video favoriti con Youtube, la musica che ascolta con Last.fm e informare i suoi contatti di stare organizzando, essere in partenza o di ritorno da un viaggio grazie a TripIt. E ancora, potrà collegare il suo curriculum su LinkedIn all’account Twitter o al suo blog – e questi sono solo alcuni esempi. Thompson (2008) cita per questa continua necessità di essere on-line la definizione ambient awareness, usata già nelle scienze sociali

Attirare l’attenzione 

Per quanto molti di questi servizi presentino aspetti non linguistici, vi sono funzioni che della lingua non possono fare a meno: gli update su Facebook (420 caratteri), i tweet di Twitter (140 caratteri)o i feed su Friendfeed (350 caratteri). La brevità è essenziale: l’utente tenderà a usare una lingua concisa e, considerando che non c’è niente di più triste di un tweet accolto dall’indifferenza generale, cercherà di attirare l’interesse dei suoi affiliati, di spingerli a commentare o a manifestare apprezzamento attraverso il pulsante like, in italiano mi piace. Quando su FB si seleziona questa opzione, nel feed compare la scritta A x piace questo elemento. Spesso anche negli update (aggiornamenti), che si aprono con il nome dell’utente che li esegue, viene usata la terza persona singolare: xy oggi ha preso un sacco di pioggia. Non di rado tale uso genera metacommenti perplessi: xy a forza di parlare di sé in terza persona prova un senso di straniamento.

A cosa stai pensando, amico?

I SN hanno prevedibilmente portato con sé una terminologia specifica. I facebookiani italiani possono impiegare la versione tradotta di FB, chiamato scherzosamente anche Faccialibro, Feisbuc o Facciabuco, e quindi un amico si invita e lo si aggiunge ai propri contatti dopo una richiesta di amicizia; il sistema a questo punto comunica nel feed che x e y hanno stretto amicizia – e sulla valenza della parola amico su FB si potrebbe discutere (cfr. Boyd 2006 e Boyd & Ellison 2007); viene usato anche il verbo addare (da to add) mentre gli inglesi impiegano befriend (parola già esistente) e unfriend per il contrario, cioè eliminare qualcuno dai contatti: quest’ultimo verbo è stato eletto parola dell’anno 2009 dall’Oxford English Dictionary (cfr. Di Pasqua 2009). Intanto, in Italia qualcuno inizia a usare in maniera semiseria i verbi befriendare e unfriendare, in parte proprio per la coscienza di quanto essere amici su FB sia differente dall’esserlo nella vita reale. Si pubblica, si posta e si condivide (o si shara, da to share)qualcosa sui profili, si commenta e si diventa fan di qualcuno o qualcosa; le fotografie vengono taggate (cioè dotate di un “cartellino” che indica il nome della persona che vi compare) e detaggate o staggate. Nella finestra dello status update compare la scritta What’s on your mind?, in italiano A cosa stai pensando?, sotto l’immagine dell’utente si può cliccare su View photos of me, ovvero Mostra le foto in cui ci sono io: la versione italiana è a tratti insolitamente formale rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. Non è invece stato tradotto poke, anche perché in italiano ‘spintonare’ o ‘dare una gomitata’ non hanno la stessa valenza scherzosa.

Tweet & ffriend

Nel Twitterverse, o Twitterverso, i singoli aggiornamenti sono tweet o cinguettii; l’attività stessa twittare o twitterare (per ora il primo verbo è più popolare); si può ritweettare, ritwittare o ritwitterare (retweet) un messaggio particolarmente significativo; seguire (follow) i tweet di chi ci interessa, mentre al loro interno è possibile specificare, tramite un #hashtag, una parola chiave preceduta dal segno “cancelletto”, l’argomento trattato; è interessante notare che gli hash sono completamente autodefiniti, e non c’è un organo centrale che li crea o li controlla. In un certo senso, attraverso lo studio degli hashtag si può capire quali siano, indipendentemente da ogni autorità, gli argomenti generatori di discussione all’interno dei SN. Infine, gli amici su Friendfeed vengono chiamati ffriends.

Ciò che si dice e come lo si dice

Anche sui SN succede di scrivere più di quanto non si intenda dire, non avendo, in un certo senso, la piena percezione di quanto possa essere ampio il numero di lettori, con conseguenze talvolta imprevedibili (cfr. Debatin 2009). Occorre ricordare che scripta, seppur telematica, manent, anche per un tempo molto lungo. «Write as though Mom were reading», scrivono Flynn & Flynn nel 1998 (p. 14) e il consiglio, a distanza di più di un decennio, rimane valido.

Analizzando la lingua usata sui SN va ricordato che il fattore più rilevante è la capacità linguistica del singolo utente: questi contesti non sono altro che lo specchio dello stile di una persona. Ne consegue che è difficile fare generalizzazioni, soprattutto se si considera che i SN sono prima di tutto strumenti per comunicare, per cui possono venire impiegati differentemente a seconda degli scopi che si intende raggiungere. Come ogni innovazione tecnologica, soprattutto telematica, i giovani ne sono particolarmente attratti, ma non sono gli unici a usarli: a parte i personaggi famosi, primi protagonisti del Twitterverso, sempre più spesso ricorrono ai SN aziende o professionisti, ovviamente con altre esigenze e quindi con diversi livelli di attenzione per la lingua usata. Non è per esempio insolito incontrare la commistione di inglese e italiano familiare da altri contesti professionali. Ecco un feed comparso su FF: [Cerco] collaboratori esterni cui affidare la gestione di profili brand sui social network, e in generale attivare su progetti social. Adesso, in particolare, valuto chi ha know how e passione per fashion, eco, food, sport. Ma se ti interessa e sei addicted su altre tematiche, ti tengo in considerazione per progetti futuri :).

Va poi ricordato che il senso dell’update, nelle sue varie forme, è la condivisione veloce di quanto si prova o si sta vivendo, e che spesso tale aggiornamento viene inviato da cellulari o microcomputer sui quali la scrittura non è particolarmente agevole: per questo motivo è alta la presenza di errori di digitazione, normalmente ben tollerati dagli altri utenti.  

Gli errori e i neopuristi

Su FB si trovano gruppi, quiz, giochi o altri elementi che contengono degli errori sin dal titolo. In casi simili non si può più parlare di disattenzioni legate alla velocità di digitazione. Questi errori, comparendo in elementi “statici”, diventano a tutti gli effetti spia delle carenti conoscenze linguistiche degli autori. Anche qui si incontrano le stesse imprecisioni rilevate spesso negli scritti dei giovani e persino degli studenti universitari (cfr. Serianni & Benedetti 2009), ancora una volta a dimostrazione del fatto che i canali di comunicazione via web, in questo caso i SN, generalmente non modificano la lingua, non creano nuovi errori, ma ripropongono incertezze ortografiche già di per sé diffuse in ampi settori dell’italiano.

Parallelamente si riscontra un fenomeno altrettanto interessante: la “resistenza” agli usi substandard si organizza, soprattutto su FB, in gruppi che si autoproclamano “in difesa della lingua”, da un generico Difendiamo la lingua italiana! ad Abbasso le kappa!!, considerate il più grossolano esempio di netspeak, a Italiano corretto;un altro gruppo, popolarissimo, è Un minuto di silenzio per la grammatica che ogni giorno muore su facebook, che contiene una crescente collezione di orrori ortografici dal web e dintorni. Sono iniziative che denotano un certo disagio nei confronti di un lassismo ortografico sempre più diffuso, ma chiaramente sono ben lontane dal riuscire a contrastare efficacemente usi linguistici spesso inconsapevolmente scorretti.


Riferimenti bibliografici
 
Bechar-Israeli H.,1995, From <Bonehead> to <cLoNehEAd>: Nicknames, play, and identity on Internet Relay Chat, “Journal of Computer-Mediated Communication”, 1, 2.
Boyd D.M., 2006, Friends, Friendsters, and Top 8: Writing community into being on social network sites, “First Monday”, 11, 12.
Boyd D.M., Ellison N.B., 2007, Social network sites: Definition, history, and scholarship, “Journal of Computer-Mediated Communication”, 13, 1.
Debatin B., Lovejoy J.P., Horn A.-K., Hughes B.N., 2009, Facebook and Online Privacy: Attitudes, Behaviors, and Unintended Consequences, “Journal of Computer-Mediated Communication”, 15, 1.
Di Pasqua E., 2009, “Unfriend” è la parola dell’anno per Oxford Dictionary, “Corriere.it”, 9/11/2009.
Flynn N, Flynn T., 1998, Writing Effective E-Mail: Improving Your Electronic Communication, Menlo Park,CA, Crisp Communication.
Hoge P., 2009, Facebook dethrones Myspace, “Jacksonville Business Journal”, 26/1/2009.
Serianni L., Benedetti G., 2009, Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti, Roma, Carocci.
Thompson C., 2008, Brave new world of digital intimacy, “The New York Times”, 7/9/2008.
 
*Vera Gheno è nata in Ungheria; ha conseguito il dottorato di ricerca in Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi sulla lingua dei newsgroup italiani. Oggi continua la sua ricerca nel settore della CMC, argomento sul quale ha pubblicato vari articoli e contributi sia cartacei che telematici, grazie a un assegno di ricerca; parallelamente lavora come docente a contratto a Firenze e presso l’Università per Stranieri di Siena e come traduttrice letteraria dall’ungherese.
 

 

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