Scriptio continua

La pratica tarda della grafia latina comportava spesso la scrittura senza interruzioni tra le parole o le frasi. Tale modalità di scrittura è nota con la definizione di scriptio continua, che significa appunto ‘scrittura continua’.

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Nell’esempio precedente, che è in scrittura onciale, si riconosce et nunc praeceptum hoc nelle prime due righe, senza spazi tra le parole. Tuttavia, i manoscritti medievali presentano molto spesso le suddivisioni tra le parole indicate mediante trattini.

Durante la redazione dei manoscritti, spesso risultava utile poter abbreviare le parole di uso frequente, o addirittura sequenze di lettere. Nei manoscritti del primo periodo medievale, la gamma di abbreviazioni in uso tende a essere relativamente ridotta. Nella figura che segue si illustra la pagina completa del manoscritto da cui sono tratte le poche righe precedenti (la pagina originale è consultabile sul sito della British Library), in cui si vedono alcuni esempi delle più comuni abbreviazioni medievali in uso:

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Alla fine delle righe sei e sette, l’amanuense originale scrisse e ī per indicare non e in. Alla riga 12, troviamo ō per indicare la sillaba om della parola omnipotens e alla riga 19 uestrā rappresenta uestram. È abbastanza comune l’uso di un trattino sopra il simbolo di una vocale per indicare che seguirà un ulteriore carattere, solitamente n o m; tale trattino viene spesso definito ‘segno di sospensione’. Un amanuense successivo ha aggiunto la n sopra i primi due segni di sospensione. Nonostante l’intenzione di questo amanuense di chiarire il significato di tali trattini, il loro uso restò diffuso in tutto il Medioevo. Oltre ai segni di sospensione, l’unica altra abbreviazione presente in questo folio è la forma dms con un trattino sopra, che rappresenta il latino dominus. Dal momento che i testi scritti dai Cristiani medievali facevano spesso riferimento al Signore (Dio), questa parola latina era frequentemente abbreviata in questo modo.

Man mano che avanzava il Medioevo, si svilupparono modalità di abbreviazione più complesse, in particolare per la scrittura del latino. Alcune di tali abbreviazioni furono trasferite anche all’inglese scritto e si possono apprezzare alcuni dei risultati di tale acquisizione nella figura del manoscritto in basso, che è la copia di una poesia dedicata al vescovo di Winchester, William Waynflete. Oltre al segno di sospensione nella terza riga, vediamo anche un certo numero di altre abbreviazioni, elencate di seguito.

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Alcune delle abbreviazioni un uso nella scrittura sono riprodotte anche nei primi libri stampati. Da notare, ad esempio, il trattino attraverso la parte discendente della p in percid (pierced) nella riga due delle Canterbury Tales nella prima edizione di Caxton del testo:

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In questa immagine è presente una ulteriore abbreviazione: la parola successiva a percid è ‘the’, ma la forma sulla pagina usa il carattere thorn, originario dell’anglosassone, con una piccola e sopra. Il carattere thorn rappresenta il suono normalmente riprodotto con th nell’inglese moderno scritto. In alcuni dei primi libri stampati, al posto del thorn si usava y, probabilmente perché il thorn non era presente nel carattere tipografico. Ciò ha portato all’uso di ye per indicare ‘the’ in alcuni contesti deliberatamente arcaici, ad esempio l’insegna del pub che compare sotto:

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